La Storia

San Giovanni in Galdo ha origini assai remote come testimonia il ritrovamento archeologico di un tempietto italico risalente al II secolo a.C.

Sorto verso l’anno 1000, il borgo ha legato ai campi la sua economia e la sua esistenza fin da quando era un semplice castello fortificato, dimora del feudatario signore del contado.

Il castello era circondato da uno sparuto numero di case abitate da contadini, suoi servi.

Questo gruppetto di case ebbe il nome di Castelluccio, trasformatosi in breve volgere di tempo in quello di “Sanctus Joannes in Saltibus”; “in saltibus” perché tutto il territorio era attorniato da boschi rigogliosi e, “Sanctus Joannes” perché, secondo una leggenda, un pellegrino venuto dalla Terra Santa, la sera del 29 agosto di un anno imprecisato (si narra il 1100) consegnò alle autorità religiose la preziosa reliquia di un dente di S. Giovanni Battista.

Infine, dopo la dominazione longobarda, il centro abitato prese il nome di “Sanctus Joannes in Gualdus” da cui deriva l’attuale denominazione di San Giovanni in Galdo.

L’abitato più remoto chiamato “MORRUTTO” ovvero muro rotto è il luogo dove si insediarono i primi abitanti del posto che poi si é sviluppato definitivamente intorno alla Chiesa di S.Giovanni Battista le cui mura perimetrali sono oggi ancora visibili e incorporate nella nuova struttura della casa municipale.

Il vecchio borgo si presenta con una forma molto compatta e dell’antica fortificazione medioevale é possibile ammirare la cinta muraria comprendente tre porte: la Porta Centrale detta porta del Castello, la Porta Occaso e la Porta Alba.

Nell’interno della cinta vediamo vicoli stretti e suggestivi ai lati dei quali si trovano case addossate l’una all’altra, alcune delle quali sorte su grotte ipogee. Sulle chiavi di volta dei portali sono evidenti strumenti nobiliari, cardinalizi o semplicemente la data della realizzazione del possesso di proprietà.

Spicca, inoltre, l’antico palazzo abbaziale sul cui portone d’ingresso è ben visibile lo stemma del Cardinale Vincenzo Maria Orsini, abate di Santa Sofia di Benevento salito poi al soglio pontificio col nome di papa Benedetto XIII.

Durante la sua permanenza nel borgo, l’illustre prelato, commissionò al pittore napoletano Giuseppe Castellano diverse opere pittoriche, lasciate poi in dono alle varie chiese presenti nel centro abitato nonché un affresco visibile in una sala del palazzo abbaziale eletto a sua temporanea dimora.